Pensionati e pensioni a rischio entro poco tempo: ecco i motivi per cui l’INPS potrebbe collassare

Pensionati e pensioni a rischio entro poco tempo: ecco i motivi per cui l’INPS potrebbe collassare. Non vogliamo essere allarmisti, ma solo realisti. E sapete perché abbiamo detto questo? Perché è di ogni evidenza che l’INPS sia in grosse difficoltà. Non ci credete? Continuate a leggere.

Perché riteniamo che l’INPS sia in difficoltà? Semplicemente perché la mancanza di natalità italiana genererà, entro pochi anni, un problema a livello pensionistico. Sapete quant’è la natalità italiana? 1,37 figli per donna. Le nascite sono dimezzate, dagli anni ‘70 ad oggi. Ma l’aspettativa di vita è di 83,24 anni a persona, cioè tantissimo. Ci batte solo il Giappone, nazione notoriamente molto vecchia. Ma ogni anno nascono 212.000 persone in meno. Ogni 100 morti ci sono solo 67 nascituri. Regioni del Centro e del Mezzogiorno in calo, mentre cresce la popolazione nel Nord.

Qualcuno, un po’ superficialmente, potrebbe dire “Meglio, almeno si risparmierà sulle pensioni… ”. No, perché chi paga le pensioni se non i lavoratori, con le loro tasse? Quindi, sempre meno persone vuol dire che ci saranno sempre meno lavoratori. E quindi meno soldi per pagare le pensioni. Ripetiamo, non è allarmismo. E’ mero realismo. Lo stesso che dovreste avere voi. Per questo diciamo che le pensioni ed i pensionati sono a rischio, e che questi siano i motivi. Ma c’è una soluzione?

Pensionati e pensioni a rischio entro poco tempo: ecco i motivi per cui l’INPS potrebbe collassare. Quali sono invece le soluzioni?

Le soluzioni? Maggiore natalità, maggiore immigrazione regolare, e pensione integrativa (soprattutto). Vediamole velocemente.

Maggiore natalità è la forma più semplice per tornare ad avere un numero sufficiente di braccia che possano coprire ogni esigenza lavorativa. E, di conseguenza, contribuendo a pagare le tasse, possano sostenere il primo pilone del sistema pensionistico, quello statale. Senza un aumento della natalità, siamo condannati. Pensate che dati di studi recenti dicono che i 60,5 milioni di italiani di oggi si ridurranno a poco più di 53 nel 2050, se continua così. L’unico problema con una maggiore natalità è che è un processo lungo e lento.

Questa lentezza potrebbe essere colmata dall’”importazione” di immigrazione regolare. Lavoratori più o meno qualificati, e da (ri)qualificare, che siano regolari. E che quindi paghino le tasse, contribuendo a sostenere anch’essi il primo pilastro. pensionistico. La nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti, è una nazione di immigrati, e fondata dai discendenti di emigranti. Il famoso “melting pot” americano, l’insieme delle diversità, è una delle forze degli States. Con il debito tempo, potrebbe esserlo anche per noi.

L’ultimo punto, finanziariamente ed economicamente, è il più importante. E’ ormai assodato come la semplice previdenza che offrirà la pensione non sia sufficiente. In media, sarà inferiore del 30% rispetto all’ultimo stipendio. Solo una previdenza integrativa può colmare questa differenza. Una integrazione che deve cominciare quanto prima, nella vita lavorativa. E chiariamo il perché con un esempio. Iniziate a lavorare a 25 anni. Mettete da parte 150 € al mese, cioè 1.800 euro l’anno, in uno strumento misto, azionario/obbligazionario, al 3% l’anno. Lo fate per 40 anni. Alla fine avrete messo da parte 140.000 euro e spiccioli, di cui circa la metà di interessi. Orbene, data la vita media delineata prima, se per i restanti 18 anni prelevate una parte di questa cifra mensilmente, potrete avere 649 euro in più al mese. Pensate ad una previdenza integrativa, e fatelo per tempo.

Vi cambierà la vita.

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