La ministra della Scuola ha scopiazzato la tesi. La grillina Azzolina finisce nella bufera

«Tre indizi – insegnava Agatha Christie – fanno una prova». E di indizi, nel caso della neo-ministra della Scuola Lucia Azzolina, ce n’è sono addirittura quattro. Tanti, infatti, sono i passi di una sua tesi del 2010 («Un caso di ritardo mentale lieve associato a disturbi depressivi») che sembrano copiati da studi precedenti. E che inducono Repubblica, autrice dello scoop – a parlare di plagio. Il servizio, curato dal linguista e critico letterario Massimo Arcangeli, non è affatto avaro di particolari. Risultato: la Azzolina avrebbe copiato interi passi di altre pubblicazioni senza virgolettarle e senza citarle nella bibliografia.

Interi passi dell’elaborato in tutto uguali ai manuali

Il primo brano “incriminato” sarebbe stato copiato dal Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti. E così anche il secondo. Il terzo dal Trattato italiano di psichiatria edito da Masson nel ’92. Il quarto, invece dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, curato nel versante italiano da psichiatri di chiara fama, tra cui Vittorino Andreoli. Quest’ultima scopiazzatura – infierisce Repubblica – era talmente evidente da rendere inspiegabile come non se ne fosse subito accorto il relatore dell’elaborato. La Azzolina aveva conseguito la tesi nel 2010 all’Università di Pisa, presso la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana.

La Azzolina era già stata accolta con diffidenza dal mondo scolastico

L’accusa di plagio è solo l’ultima tegola caduta sulla testa di Luigi Di Maio. La ministra è infatti del M5S. La sua nomina era infatti già stata accolta con diffidenza, se non con ostilità dal mondo della scuola. I docenti non le hanno mai perdonato la partecipazione all’ultimo concorso per dirigente scolastico da deputato in carica e, per di più, assegnato alla commissione Cultura e Istruzione della Camera. Soprattutto non hanno digerito lo spacchettamento del vecchio Miur per favorirne l’ascesa a quello della Scuola. È facile quindi prevedere che l’accusa di plagio finirà per versare altra benzina sul fuoco. Tanto più se si considera che i Cinquestelle furono in prima fila nell’attaccare per un motivo simile l’allora ministro Marianna Madia. Fu Danilo Toninelli a chiederne (giustamente) le dimissioni. Difficile che lo facciano anche ora. E anche così mori il «cambiamento».

Fonte: SECOLO D’ITALIA > POLITICA >domenica 12 gennaio 13:52 – di Redazione

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