Le autopsie (che il Ministero non voleva) rivelano la causa di morte dei pazienti con coronavirus

Lo studio dell’ospedale di Bergamo, al vaglio di The Lancet e pubblicato in preprint su MedRxiv, evidenzia che più malati sono deceduti per l’insorgenza di trombosi dopo la fase acuta della polmonite.
A cura di Valeria Aiello
Perché così tanti morti di Covid? La scoperta di una delle presunte vere cause di morte dei pazienti con coronavirus arriva da Bergamo, più precisamente dall’ospedale Papa Giovanni XXIII che, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, è stato tra i primi a riconvertire i propri reparti per creare nuovi posti in Terapia intensiva. Come riporta il Corriere della Sera, i medici hanno deciso di procedere con le autopsie, nonostante il monito delle circolari ministeriali. “Ci dicevano, sostanzialmente, di non fare autopsie sui pazienti deceduti a causa del Covid-19 – racconta Andrea Gianatti, direttore del Dipartimento di Medicina di laboratorio e Anatomia patologica del nosocomio bergamasco – . Non si dovrebbero fare esami autoptici se si conosce già la causa del decesso, era il ragionamento alla base di quell’indicazione. Ma è stato chiaro abbastanza presto che questa malattia si stava manifestando in forme diverse, multiple, bisognava capire”.
Da questa ricerca [1], pubblicata in preprint su MedRxiv e al vaglio di The Lancet, è derivata inoltre l’osservazione che il calo della mortalità era associato al trattamento antitrombotico con l’eparina, il farmaco anticoagulante per il quale l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha poi autorizzato la sperimentazione clinica. “Sembra assolutamente utile, ma siamo ancora in fase di definizione, cioè non ci sono ancora certezze – aggiunge Gianatti —, tutto va stabilizzato, ma queste sono valutazioni che spettano ai miei colleghi clinici”. Il trattamento con eparina è partito anche al Luigi Sacco di Milano, il solo ospedale italiano dove, insieme al Papa Giovanni XXIII, sono state fatte le autopsie. Come detto, i risultati e l’intera ricerca sono in fase di valutazione della sezione Infectious Diseases di The Lancet, l’autorevole rivista di Elsevier, ma la bozza dell’articolo scientifico è già disponibile online al seguente link.

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