Giuseppe Conte indagato a Trento. All’Avvocato serve l’avvocato “Giuseppe Conte investigated in Trento. The lawyer needs the lawyer”

 

Il premier è indagato per i disastri combinati con pandemia e lockdown. Udienza davanti al gip già fissata per il 17 novembre

Francesco Storace 

Farà ingresso a capo chino Giuseppe Conte, martedì 17 novembre, al Palazzo di Giustizia di Trento. Lo attenderà la giudice per le indagini preliminari Claudia Miori, chiamata a decidere se mandarlo a processo o no per tutto quello che il premier ha combinato tra pandemia e lockdown.

Il presidente del Consiglio è infatti formalmente indagato per attentato alla Costituzione (articolo 283 del codice penale), abuso d’ufficio (art. 323) e violenza privata (610). A Trento sapremo se il premier andrà a processo per aver tenuto in ostaggio il popolo italiano.

 

La decisione sarà presa a Trento perché è lì che la Procura della Repubblica si è mossa prima delle altre. Da tutta Italia, su iniziativa dell’avvocato Edoardo Polacco di Roma, sono piovute in ogni Procura migliaia di denunce contro la scriteriata gestione governativa della pandemia. E anche se quella di Trento, con la pm Liverani, a giugno ha proposto l’archiviazione, la Gip Claudia Miori vuole vederci chiaro e ha fissato la Camera di Consiglio per la decisione se andare a processo o meno. In altri tribunali si stanno esaminando le denunce, altri le stanno già trasmettendo al Tribunale dei ministri, vedremo che succederà a Trento.

Nell’atto firmato dalla giudice Miori si fa riferimento anche all’opposizione dello studio Polacco alla richiesta del pm di archiviare la denuncia depositata depositata per conto del signor Mariano Margonari.

“Finalmente – dice Polacco – il governo ed il presidente del consiglio dovranno spiegare ai giudici la repressione delle libertà costituzionali per il popolo italiano attraverso i decreti del presidente del consiglio dei ministri”.

 

Perché qui sta il nodo del processo che rischia il premier, con i dpcm con cui ha costretto gli italiani a mesi e mesi di “domiciliari” senza averne il potere. I reati per i quali si dovrà decidere se trascinare a dibattimento Giuseppe Conte sono esattamente quelli indicati nella denuncia, che quindi ha un fondamento. Poi si vedrà se il tribunale di Trento deciderà di andare avanti ovvero rimettere gli atti al Tribunale dei ministri ma con un peso decisamente diverso rispetto a quanto accaduto finora nelle varie sedi giudiziarie che se ne sono occupate. Ovvero, con il lavoro di più magistrati che hanno seguito seriamente la pratica Conte.

Che cosa ha combinato il premier sotto il profilo giuridico? A giudizio del denunciante ha calpestato la Costituzione sin dalla delibera sullo stato di emergenza di fine gennaio.

Poi, con i vari dpcm che si sono susseguiti a ripetizione ha impedito agli italiani di poter lavorare o semplicemente uscire di casa. E persino poter andare a messa o manifestare pubblicamente o assistere ad eventi sportivi. A conferma della valanga di sciocchezze scritte da Conte, la trasformazione delle iniziali sanzioni penali in quelle amministrative, a dimostrazione dell’abuso di potere commesso contro i cittadini.

E così procedendo si sono violate le norme costituzionali sulla libertà personale; il diritto alla libera circolazione dei cittadini; la fruizione della libertà religiosa; si è esercitato il “diritto” stabilendo nuove norme con decreti del presidente del consiglio dei ministri.

Tutto questo è stato oggetto di diverse contestazioni, soprattutto di carattere politico, a vari livelli. Ma non poteva non avere un riverbero giudiziario dal momento che da tutta Italia si sono levate proteste dei cittadini. Alimentate anche da quell’incredibile segreto coltivato per troppo tempo sui verbali delle sedute del comitato tecnico scientifico dietro cui si parava (a piacimento) proprio Conte per le sue scellerate decisioni.

Ora la palla passa alla giustizia. L’avvocato del popolo rischia di indossare panni nuovi trasformandosi in imputato, ma contro il popolo.

 

Fonte: https://www.iltempo.it/politica/2020/09/11/news/giuseppe-conte-indagato-trento-denunce-gestione-lockdown-pandemia-covid-gip-claudia-miori-24509799/

 

English Version

The premier is under investigation for the combined disasters with pandemic and lockdown. Audience before the investigating judge already set for November 17

Francesco Storace 11 September 2020

Giuseppe Conte will enter the Palazzo di Giustizia in Trento on Tuesday 17 November with his head bowed. The judge for preliminary investigations Claudia Miori will await him, called to decide whether to send him to trial or not for all that the premier has combined between the pandemic and the lockdown.

The Prime Minister is in fact formally investigated for attack on the Constitution (article 283 of the criminal code), abuse of office (article 323) and private violence (610). In Trento we will know if the premier will go to trial for holding the Italian people hostage.

 

The decision will be made in Trento because that is where the Public Prosecutor’s Office moved before the others. From all over Italy, on the initiative of the lawyer Edoardo Polacco from Rome, thousands of complaints against the reckless government management of the pandemic have rained down in every Prosecutor’s Office. And even if that of Trento, with the public prosecutor Liverani, in June proposed the archiving, the Gip Claudia Miori wants to see clearly and has set the Council Chamber for the decision whether to go to trial or not. In other courts the complaints are being examined, others are already forwarding them to the Court of Ministers, we will see what will happen in Trento.

In the deed signed by judge Miori, reference is also made to the opposition of the Polish firm to the request of the prosecutor to file the complaint filed on behalf of Mr. Mariano Margonari.

“Finally – says Polacco – the government and the prime minister will have to explain to the judges the repression of constitutional freedoms for the Italian people through the decrees of the president of the council of ministers”.

 

Because here lies the crux of the process that the premier risks, with the dpcm with which he has forced the Italians to months and months of “house arrest” without having the power. The crimes for which it will have to be decided whether to bring Giuseppe Conte to trial are exactly those indicated in the complaint, which therefore has a basis. Then we will see if the court of Trento will decide to go ahead or send the documents back to the Court of Ministers but with a decidedly different weight than what has happened so far in the various judicial offices that have dealt with them. That is, with the work of several magistrates who have seriously followed the Conte practice.

What did the premier do from a legal point of view? According to the complainant, he has trampled on the Constitution since the resolution on the state of emergency at the end of January.

Then, with the various dpcm that have followed one another repeatedly, it has prevented Italians from being able to work or simply leave the house. And even being able to go to mass or demonstrate publicly or attend sporting events. In confirmation of the avalanche of nonsense written by Conte, the transformation of the initial criminal sanctions into administrative ones, demonstrating the abuse of power committed against citizens.

And in so doing, the constitutional norms on personal freedom were violated; the right to free movement of citizens; the enjoyment of religious freedom; the “right” was exercised by establishing new rules with decrees of the president of the council of ministers.

All this has been the subject of various disputes, above all of a political nature, at various levels. But it could not fail to have a judicial reverberation since citizen protests have risen from all over Italy. Also fueled by that incredible secret cultivated for too long in the minutes of the sessions of the technical-scientific committee behind which Conte himself (at will) stood up for his wicked decisions.

Now the ball goes to justice. The people’s advocate risks wearing new clothes by becoming a defendant, but against the people.

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