Proclamazione istitutiva di un Comitato di Liberazione Nazionale contro il neoliberismo e per il
ripristino immediato della legalita’ Costituzionale e della autonomia del popolo Italiano.

Il 2022 si apre all’insegna di un tentativo evidente di trasformare il sistema costituzionale italiano in
un presidenzialismo di fatto, autoritario e non legittimato dal voto popolare. Il Governo Draghi, con
continui voti di fiducia (oltre 40), ha umiliato il Parlamento e concentrato i poteri nelle mani di
organizmi tecnici extra ordinem, privi di responsabilita’ politica e giuridica, che decideranno al di
fuori di ogni controllo parlamentare, come spendere le ingenti somme anticipate dal PNNR, denari
pubblici che fanno crescere l’ indebitamento del Paese. Nello stesso tempo, una circolare del
Ministero degli Interni formalizza l’ atteggiamento repressivo nei confronti della pubblica
manifestazione del dissenso, cui puo’ essere ora limitata l’ agibilita’ dei centri cittadini, superando
un tabu’ mai prima infranto nei confronti di centinaia di migliaia di persone che da mesi
manifestano pacificamente. Questa involuzione del nostro sistema democratico e’ particolarmente
pericolosa nelle condizioni geopolitiche che vanno delineandosi, perche’ l’ Italia, che
costrituzionalmente “ripudia la guerra”, potrebbe essere trascinata da questo Governo eterodiretto in
avvenure belliche politicamente e costituzionalmente inaccettabili. Per distrarre la pubblica
opinione dalle conseguenze sociali di una politica energetica strumentalizzata da ragioni
geopolitiche e di speculazione finanziaria, ecco la nuova irrazionale stretta in vigore dal prossimo
10 gennaio volta alla costruzione di capri espiatorii intorno ai quali creare condizioni di ulteriore
divisione sociale e conflitto civile.
Data la drammatica emergenza democratica in corso, noi cittadini italiani, tanto rappresentanti eletti
dal popolo quanto lavoratori, studenti, intellettuali, professionisti, imprenditori, artisti, esponenti
delle forze dell’ordine che denunciano da tempo la strumentalizzazione politica dell’emergenza
pandemica, dichiariamo giunto il momento di assumerci il dovere di resistenza ai sensi dell’ Art.
54 della Costituzione Italiana, che e’ oggetto di sospensione sostanziale e dunque di tradimento,
ad opera delle più alte cariche dello Stato.
Infatti, con la proroga arbitraria dello ‘stato di emergenza’ proclamata dal Consiglio dei Ministri
in data 15 dicembre, la sua pur costituzionalmente tenue base legale legata al limite di due anni
prevista dalla Legge sulla Protezione Civile è stata abbandonata. Lo stato d’emergenza che fin dal
1956 la Corte Costituzionale aveva considerato strutturalmente circoscritto da motivazione effettiva
e temporaneità, è divenuto stato di eccezione permanente.
Inoltre, lo stesso 15 dicembre, nel silenzio della prima carica dello Stato, che secondo Costituzione
non e’ il capo della maggioranza ma la massima magistratura di garanzia italiana, la Corte
Costituzionale ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione presentato da un gruppo di
firmatari del presente atto, nei confronti del Governo e della maggioranza parlamentare. Anche i
Parlamentari devono così mostrare la sottomissione a opachi dispositivi di controllo governativo
(c.d. green pass) per esercitare la loro funzione costituzionale fondamentale. Con quell’ordinanza si
conclama, in stato di eccezione, l’inagibilità dei rimedi costituzionali e giuridici ordinari contro
l’abuso del potere politico da parte del blocco Governo/maggioranza.
La lunga storia del Costituzionalismo liberale ha positivizzato il diritto naturale di resistenza all’
oppressione, senza tuttavia mai negarne il supremo fondamento costituente. In Italia nella
Commissione dei 75 Dossetti ne propose il 21 novembre 1946 una cristallina definizione: “La
resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici, che violino le libertà

fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni
cittadino”. Come noto, la proposta non si tradusse in testo, perché le madri ed i padri costituenti la
considerarono pleonastica, trattandosi della base stessa della sovranità popolare. Essa venne quindi
tradotta in due lapidarie formule: Art. 52 “la difesa della patria è sacro dovere del cittadino”, e Art
54 “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e
le leggi”.
La politica pandemica neoliberale, senza soluzione di continuità rispetto alle continue
privatizzazioni ai danni del popolo, sta oggi determinando la mercificazione e il trasferimento
coatto di beni comuni fondamentali, quali la salute pubblica e privata, nei forzieri di grandi
complessi azionari multinazionali farmaceutici e tecnologici, boicottando in modo criminale ogni
soluzione alternativa a dispositivi prodotti da un’ oligarchia di produttori anglo-americani. Essa lo
fa attaccando perfino i più intimi fondamenti della soggettività umana, già a suo tempo ribaditi a
Norimberga dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, in spregio delle basi fondamentali
della Costituzione Repubblicana pur formalmente vigente, quali l’Art. 1 e l’Art. 3. Essa lo fa
financo in spregio di ogni principio di precauzione (Art. 191 TFUE) a tutela della salute dei
bambini sebbne questi siano specialmente tutelata da Convenzioni internazionali e dalla stessa
Costituzione.
Per la prima volta in Italia il lavoro viene tramutato in arma di ricatto delle stesse istituzioni che
hanno giurato di tutelarlo. Perfino le nobili parole dell’Art.3, base della legalità moderna, vengono
irrise dal ricatto sanitario, creando una inedita categoria di esclusi sociali, additati
irresponsabilmente alla pubblica gogna. Eppure: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali”.
Riteniamo che quanto sopra costituisca un punto di non ritorno che obbliga alla resistenza civile
quanti hanno colto, al di là della coltre della disinformazione, la gravità dell’inarrestabile processo
destituente della Costituzione del ’48. Le oligerchie neoliberali transnazionali, raccolte ora intorno a
Draghi, dopo aver smantellato, a proprio profitto, i diritti sociali ed i servizi pubblici italiani,
attaccano ora le stesse basi del costituzionalismo liberale, dalle liberta’ civili e politiche alla piccola
proprieta’privata in cui molti lavoratori hanno investito i propri risparmi. Siamo ben consci che le
condizioni storiche dell’oggi sono diverse da quelle dell’Italia occupata dal nazifascismo. Ma siamo
altrettanto certi che di fronte all’ esclusione palese dell’agibilita’ sociale e le conseguenti crudeli
sofferennze inflitte a milioni di cittadini in spregio delle conquiste della resistenza partigiana (Art. 3
Cost.), non sia necessario il coraggio di Duccio Galimberti per sentire forte nei nostri cuori il dovere
di proclamare la resistenza e di porre le basi per la sua realizzazione politica.
La corretta memoria storica non può far dimenticare che anche Mussolini governava cent’anni fa a
Statuto Albertino invariato; che egli stesso governò almeno fino al delitto Matteotti nel favore
dell’asse finanziaria atlantica anglo-americana, col sostegno del Re, di Confindustria e nella
disattenzione interessata della piccola borghesia.
Ebbene sappia il potere che con il Comitato di Liberazione Nazionale che qui proclamiamo, che
delimita politicamente e storicamente l’arco costituzionale, la fase di resistenza si formalizza, con il
consenso di tutto il popolo che comprende la gravità dell’eversione in corso, e che non intende più
voltarsi dall’altra parte e astenersi dalla partecipazione democratica come fatto alle ultime elezioni.
Avviamo oggi perciò un processo costituente volto a riaffermare la vigenza della nostra
Costituzione nata dalla Resistenza contro l’attacco micidiale di poteri globali che strumentalizzano
la pandemia, coi metodi autoritari di un Governo esecutore materiale di politiche confliggenti con

l’interesse del popolo italiano che rende lettera morta la forma di governo parlamentare emersa in
assemblea Costituente.
Tale processo di resistenza civile costituente, iniziato nelle piazze, continuerà in sede parlamentare
fin dalle prossime scadenze, e si concretizzerà nella presenza unitaria del CLN alle scadenze
elettorali, che vigileremo non siano soppresse o posticipate. La nostra Costituzione va difesa ed il
Popolo italiano deve ritrovare la motivazione per votare una programma di genuina esecuzione del
disegnoi Costituzionale solidale che il neoliberismo ha stravolto.
Allo stato di eccezione non si può che rispondere con una politica costituente che ripristini, per tutta
la durata della prossima legislatura, una democrazia agonizzante in modo da rimettere la Repubblica
Italiana nelle condizioni di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.”

Articolo: https://drive.google.com/file/d/1O8QFafHj6lfty5ybLE0p41_Nk6HuviQX/view

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